CARMILLA LA VAMPIRA INUTILE

Avete mai amato il genere vampirico? Quello vero, pre-twilight? Allora questa serie di culto è immancabile. Carmilla vi racconterà la sua versione della storia, di questa e di quella del racconto originale di Le Fanu.
Risate e ironia a non finire, e intanto la storia cresce in qualcosa di ben più serio, veramente ben scritto. Diventerà un classico, ne ha la follia giusta.
Buckle up, creampuffs! -Allacciatevi le cinture, pasticcini!

stelle

Signore, signori, la serie web che sto per presentarvi è un must per chi abbia mai amato il genere vampirico classico. Se avete temuto per il destino stesso del genere a causa di… boh? opere? come Tuailàit (la più amata dagli scarabei stercorari. Mannari) c’è di che tranquillizzarsi: questa è una serie che, nell’anno e mezzo che è passato dalla prima volta che è approdata sul web, è diventata di culto, e s’avvia a diventare un classico del genere vampirico. Talmente classica che racconta, sotto un nuovo punto di vista, la più antica delle storie vampiriche moderne, la prima dopo quella di Lord Ruthven e Varney il Vampiro: signore e signori, vi presento Carmilla, la webserie.
Come spesso accade per le webserie, la trovate gratuitamente su Youtube in episodi di pochi minuti l’uno, in inglese con sottotitoli sia in inglese e, da poco, in italiano. (Un grande aiuto, vista la velocità e complessità dei dialoghi. Quando l’ho vista la prima volta non c’erano nemmeno i sottotitoli in inglese e si perdevano alcune sfumature e alcuni dei dialoghi più ‘di culto’ – che sono veramente tanti!)

Francamente, è la migliore versione della storia che io conosca. Bella forza, direte voi, data la storica sfortuna di cui ha goduto il personaggio di Carmilla, trascinato in obbrobriosi film porno di serie C2 in zona retrocessione (sì, sono un po’ all’antica).

La vera forza di questa versione della storia è la SCRITTURA, solidissima. L’autrice, Jordan Hall, è una giovane sceneggiatrice teatrale canadese, vecchia fan di Buffy e dello zio Joss; e si vede, perché sa trasformare i tanti limiti di una serie in microbudget, interamente girata in camera fissa all’interno di una stanza, in altrettanti punti di forza.

gatto alla scrivania

Sinossi: Anno 2014. In un campus universitario della culandia austriaca, Laura, giovane matricola, per un esame di giornalismo comincia a tenere un vlog (tutta la serie ha il p.d.v. della videocamera del suo portatile) che presto diventerà la sua ossessione. La sera stessa la sua compagna di stanza sparisce, nell’indifferenza e ostilità delle istituzioni universitarie, che, per sola risposta, le impongono una nuova, insopportabile compagna di stanza: Carmilla, appunto.
Laura e i suoi amici cominciano a indagare sulla scomparsa dell’ex compagna di stanza, sullo sfondo del più improbabile e nerd dei campus universitari; ben presto arrivano a sospettare di Carmilla… che ci racconterà finalmente la sua versione della storia (di questa e della storia originale, con rimandi puntualissimi al racconto di Le Fanu).

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La serie parte come un’ironicissima commedia weird, per poi acquistare spessore e decollare episodio dopo episodio, fino ad arrivare a momenti di scrittura gotica molto belli, con incubi che spaventano davvero, pipponi filosofici e romantici (di Carmilla) scritti ammodino (senza quelle insopportabili ambiguità sessuofobe del racconto originale), psicologie sorprendentemente convincenti e mature che vanno ben oltre gli stereotipi del genere (soprattutto nella seconda serie), e… be’, una biblioteca autocosciente, esserini che Lovecraft avrebbe semplicemente adorato e una specie di… Bocca dell’Inferno? (E se no Buffy che se lo guardava a fare, l’autrice?)
Tutto questo con zero effetti speciali – ma proprio zero – solo che la scrittura è così buona che non se ne sente la mancanza. O perlomeno non l’ho sentita io, che sento più il fascino narcotico di una buona storia che di buoni effetti speciali, a onor del vero.
Perché vedete, una serie diventa di culto anche e soprattutto quando fa cose… che non si dovrebbero fare. Che sono considerate impossibili, ma che gli autori sono troppo giovani, troppo folli o troppo impegnati a realizzarle per sospettare che siano impossibili.
Tipo girare tutte le 36 puntate di ogni serie in quattro giorni. Oh, quello era il budget, e va già grassa così: d’altronde stai raccontando la storia della ‘useless lesbian vampire’ per antonomasia, che sponsor vuoi mai riuscire a trovare? Una marca di assorbenti?
Infatti, quello è lo sponsor. (Non scherzo. Geniale)
Oppure – vietatissimo!- trasformare battaglie campali in monologhi… e scoprire che funziona lo stesso, perché a teatro ha funzionato per secoli.

Lo spirito e il piglio del punk, insomma, ma applicato all’iperprofessionalità tipica dei giovani del nuovo millennio.

Aggiungi i social media. Ma usati, per una volta, in modo interessante. Nel senso che, ad esempio, hanno creato i profili twitter ufficiali dei personaggi principali e li hanno dati in mano sempre a Jordan Hall, che ha creato con questi delle vere e proprie miniserie, ambientate durante i tempi morti della serie ufficiale. Come? Strutturandole come radiodrammi, dove i tweet sono i dialoghi dei singoli personaggi: ancora una volta l’esperienza dal mondo del teatro è essenziale, ma senza immagini l’effetto è veramente quello etereo del radiodramma, dove ci sono le singole voci, ma tutto il resto è creato dall’immaginazione.
In una di queste miniserie, ambientata fra lo speciale natalizio e la seconda serie, i nostri eroi finiscono dentro una montagna alpina in compagnia di un coboldo che cerca di fare di Laura la sua regina, in pieno stile Labyrinth. (Ah, le citazioni delle donne nerd! Che meraviglia!)
Cose così.

Il cast, infine, è folle e perfetto. Anche perché se costringi le attrici e gli attori a prendersi un copione in mano e poco dopo girare un’intera serie in quattro giorni, ecco, devono essere già un po’ somiglianti ai personaggi, o diventa impossibile. Questo vale soprattutto per le due protagoniste: l’attrice che interpreta Laura (Elise Bauman) è luminosa, con una delle risate più solari e contagiose che abbia mai sentito (il suo personaggio può essere ovviamente anche molto irritante: ma sempre per validi motivi narrativi, se si vanno ad analizzare i risvolti della storia). L’attrice che interpreta Carmilla (Natasha Negovanlis: è anche cantautrice e potete trovare alcuni suoi brani su BandCamp sotto il nome Nat Vanlis) è a sua volta essenzialmente lunare, rocchenròlle e introversa.
Il cast è composto interamente da giovani attrici e attori di teatro (e anche qui si vede la qualità).

 

Molte parole sono già state spese, giustamente, per descrivere come i personaggi – per non dire le attrici e gli attori! – si estendano su buona parte dello spettro queer. La mia citazione preferita a tal proposito proviene da questo articolo di LezPop: “Lesbiche, lesbiche come se piovesse!”

Ed è vero. Ho trovato molto interessante leggere in questa intervista a Jordan Hall come abbia deciso di impostare un’ambientazione in cui essere queer era la norma: qualcosa che non ha nemmeno bisogno di essere spiegato. Il motivo è che, trattandosi di un’autrice etero/cisgender, non sentiva di poter narrare una storia di coming out: ma se sapeva scrivere di ragazze etero inguaribilmente nerd che si innamorano, senza dover spiegare perché si innamorano di ragazzi, perché non avrebbe potuto scrivere di ragazze lesbiche inguaribilmente nerd che si innamorano, senza dover spiegare perché si innamorano di ragazze?

*Inizio Pippone* E’ interessante, perché se da una parte è una situazione oggettivamente irrealistica (la pressione sociale in un college sarebbe oggettivamente diversa), e questo tipo di -purtroppo- ancora utopia presta il fianco a tutta una specie di omofobi bigotti -specialmente bianchi, maschi, autoctoni o altrimenti privilegiate/i- che vogliono insegnarti che no, nonostante tutta la tua vita ti insegni diversamente non sei, né sei mai stata, soggetta a discriminazione – nonostante questo, dicevo, dà una profonda sensazione di sollievo sentirsi rappresentati, per una volta, come se non ci fosse bisogno di spiegazioni. Come se, da adolescente, potessi prenderti una cotta perché è una cotta, senza l’ansia aggiuntiva di dover definire con essa la tua stessa identità e il tuo futuro. Per quanto irrealistica, le persone GLBTQ ne hanno un gran bisogno di questo tipo di rappresentazione: come dell’acqua fresca in un giorno d’estate. Non racconta davvero le storie che abbiamo vissuto, questo no, ma aiuta noi e le nostre sorelle e fratelli etero ad immaginarci in un modo diverso. Ed è proprio immaginando un mondo diverso che l’abbiamo cambiato, negli ultimi vent’anni; con l’immaginazione e con la pazienza di raccontare una storia diversa – la nostra – a una persona dopo l’altra. *Fine Pippone*

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Risultato? Scimmia a mille.

Per cominciare a vedervi la serie cominciate qui dalla prima puntata. *Warning* la prima puntata è la più confusa di tutte e la considererei un semplice prologo. La storia inizia ad avere il tono e il ritmo giusto solo dalla seconda puntata: vi consiglio di saltare direttamente a quella se la prima vi stanca.

E mi raccomando non perdetevi lo speciale natalizio fra le due serie!

SaraBiga

P.S. Jordan Hall, fin dall’inizio, ha suddiviso la storia in tre atti classici, con tanto di suddivisione in episodi. Manca ancora il terzo atto (che no, non è la serie zero – miniserie decisamente più noiosa delle due principali).
Dita incrociate affinché lo realizzino presto!

boundup

Non sono la persona

Non sono più la persona
che hai innamorato:
credeva nella schiuma
d’onde troppo alte.

Non sono più la persona
che si innamorava di te:
credeva alle parole con cui ti spiegavi
al mondo. Ora
solo i silenzi mi sembrano sinceri.

Non sono più la persona che era
innamorata di te;
e nemmeno tu,
se mai lo sei stata
al di fuori dei miei occhi.

Non sono più la persona
che si innamorava,
ma sono ancora
la persona che ti amava.

Attraverso ombre temute
come demonio
dal buio profondo del fondo del mare
da silenzi assenti di schiume
io ti ho amata.

Attraverso la luce di
nuovi mattini
attraverso i cristalli
della montagna più sacra
io ti ho amata.

E se hai mentito
talvolta omesso
sperato in veste di promessa
Le pause fra le parole
eran sempre sincere.

Sono ancora la persona
che al tuo fianco la notte
ti ascoltava respirare
ed era felice.

 

(luglio-agosto 2011)